…. Una domenica bestiale

Quando fai dei programmi per la tua domenica...
Quando hai già organizzato quasi tutto...
Quando arriva una folata di vento e spazza via tutto.... e tu?

... e io speriamo che me la cavo!

E’ domenica pomeriggio, avevo già scritto un racconto, ma poi ho deciso di raccontare di altro….

Faccio parte di quella generazione di persone in cui si aveva un timore reverenziale verso le persone adulte, bastava avere anche solo 10 anni in più e si diventava ”  più grande”. I miei genitori mi hanno insegnato il rispetto per i nonni e per le  “persone anziane” in genere, dandomi l’esempio di come ci si comportasse in alcune situazioni o circostanze. Si andava dai nonni, si salutava e si ascoltava in religioso silenzio, qualsiasi cosa avessero da dirci. Anche quando la memoria non è stata più cosi ferrea.

Non so per quale strana coincidenza, ma io ho sempre avuto una particolare propensione e rispetto per le persone adulte. Sarà per l’esperienza o per i racconti che fanno, sarà per i capelli bianchi e quell’atteggiamento altero con cui provano ancora ad essere indipendenti, fatto sta che si è sempre instaurato subito un rapporto di complicità e confidenza. Sanno di potersi fidare!

Qualche anno fà, mi chiamarono come truccatrice per un film. Sono stata una sostituzione dell’ultimo momento, poichè la collega non poteva stare tante settimane lontane da casa, cosi nella concitazione dello scambio di email, accordi, contratto e firma, non andavo certo a guardare chi fossero gli attori. Pensai solo che mi stava capitando una bella opportunità e cosi l’afferrai.

Quando mi arrivò la sceneggiatura, la lessi e mi organizzai mentalmente il lavoro, cominciando a fremere per quando sarebbero cominciate le riprese. Onestamente non ricordo se qualcuno mi abbia mai detto chi fossero gli attori (in genere non è una cosa importante per il trucco, a meno che non ci siano trasformazioni da dover fare). Ricordo però che cominciai a sentire il SUO nome e la SUA presenza ancora prima di vederlo.

Le cose incredibili possono capitare a chiunque e anche a noi che lavoriamo nello spettacolo.

Io, che sono cresciuta con le commedie di De Filippo, avevo sposato un “cultore” di Totò e a me piaceva tanto la fiction Capri, insomma il MAESTRO Croccolo è stata una leggenda vivente e io lo avrei avuto tra gli attori.

Mi fu inviato il piano di lavorazione, l’odg (ordine del giorno) della prima settimana e gli orari di convocazione. La produzione voleva restassi in zona e cosi, pur stando a soli 30′ da casa, mi era stata data una camera in albergo, arrivando la sera prima in modo da poter essere puntuale la mattina successiva.

La mattina scendo per colazione e mi arriva il messaggio che di lì a poco avrei avuto la macchina della produzione, con l’autista, per portarmi sul set. Inizio a sudare fredda quando capisco che in albergo c’era anche LUI. Non ero pronta. Non potevo già incontrarlo. Avevo bisogno di informazioni su come avrei dovuto comportarmi, ma non avevo tempo e sopratutto non avevo nessuno a  cui chiedere. Mi faccio coraggio e andai verso la macchina, feci per sedermi dietro, spiegando di lasciare il posto davanti al MAESTRO e l’autista in quel momento mi informò che essendoci stato un cambio di programma e di orari, lo sarebbe venuto a prendere più tardi.

Tirai un sospiro di sollievo , che al poverino dovette sembrare un tifone!

Certamente, quel mio sospirone fece comprendere la mia ansia e cosi lui mi fece delle domande per sciogliere il ghiaccio. Dopotutto avremmo lavorato insieme per circa un mese e quindi, tanto valeva fare gruppo. Nel tragitto dall’albergo al set, mi informai su che tipo fosse, come avrei dovuto chiamarlo (ma senza dirlo esplicitamente per non sembrare stupida) e soprattutto se c’era qualcosa d’importante che avrei dovuto sapere. L’autista mi rispondeva tranquillo, parlando e descrivendo una persona adulta ma anche alla mano. (Risposte che non servivano certamente a farmi capire come mi sarei dovuta comportare).

Arrivata sul set fui presa dalle mille cose da fare e organizzare. Parlare con i registi (si ce n’erano ben 2!) e capire la mia postazione e il ritmo del lavoro, quindi il “problema” di incontrare il MAESTRO  e di come lo avrei dovuto chiamare mi passò di mente e non ci pensai più, fino a quando…

Ricordate le scene goffe, in qualche film, dove una persona qualunque incontra una personalità e non sà come comportarsi? Ecco….uguale uguale…..spiaccicato.

Il set era nel giardino di un B&B e io avevo la postazione interna, ad un tavolo della sala comune, dove da un lato c’erano i tavoli per la colazione e il pranzo, mentre sul fondo c’erano dei divani con la tv .

Io ero sul set, rientro nella grande sala, avanzando verso la mia postazione e qualcuno mi disse : ” Anna Rosa, vieni che ti presento il MAESTRO!”. NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO

Non potevano farmi questo, senza alcun preavviso, non ero ancora riuscita a sapere nulla di come ci si comportasse in presenza di un’autorità come LUI…. panico totale.

Mi volto verso la persona che mi stava chiamando, abbozzando un sorriso e mi avvio verso di lui. Evidentemente la mia faccia diceva tutto, o forse avevo gli occhi sgranati, davvero non so. Di certo, la persona in questione, è stato un attore e poi è rimasto nel mondo del cinema come “ottimizzatore” (davvero non saprei definire il suo ruolo) aveva esperienza da vendere, insomma. Comprendendo il mio disagio, mi mise una mano sulla spalla, stringendo un pò, come a dire, stà tranquilla e mi accompagnò al tavolo dov’era seduto LUI.

Come nelle migliori situazioni che si rispettino, bocca asciutta, mani diventate di ghiaccio e voce che sembravo …. non lo so che sembravo…..una scema sembravo!!!!

Veniamo presentati, allungo la mano ed ovviamente,dalla mia bocca esce un suono strano ( è un eufemismo definirlo cosi….comunque). Piacere, piacere, soliti convenevoli, molto gentile, ma nulla di che. Tirai un sospiro di sollievo. Pensai “ah bene, non è cosi complicato”.

Notai però che alcuni lo chiamavano per nome (Carlo) e altri MAESTRO….. e mò? Io che faccio? Vabbè, lo chiamo MAESTRO cosi non sbaglio, pensavo sempre io.

Arriva il momento di doverlo preparare, lui impersonava il nonno un pò svampito, della scombinata famigliola di cui stavamo raccontando le peripezie. Mi avvicino e gli comunico che di lì a poco lo avrei dovuto preparare, rivolgendomi a lui con “MAESTRO”.

Una delle poche volte in cui sarei voluta fuggire lontano, è stata quella in cui dovevo truccarlo. Come si fà a truccare un MITO come lui!

E’ stato un MITO, è vero, ma anche un uomo di grande intelligenza e umanità. Avrò avuto una faccia stravolta o troppo pallida, ma soprattutto non sapevo più fare il mio mestiere, impacciata che manco una ragazzina al primo bacio, e lui se n’è accorto. Chissà quanti lo avevano truccato, che sapeva bene quali fossero i gesti e io che ci giravo intorno. Avevo paura di toccarlo, non ero più sicura di nulla, tranne che lui era lì davanti a me.

Aveva il viso dolce di un nonno, i capelli bianchi, con gli occhi azzurri e un pò umidi, come se lacrimassero. Ero talmente impacciata, che era impossibile non accorgersi della cosa e allora lui mi disse ” tranquilla che non mi rompo”. Ecco, lì mi rilassai e dopo un sospiro iniziai a lavorare come prassi e con scioltezza.

Nei giorni successivi, appena capitava, gli andavo vicino, si parlava di tutto, non chiedevo di raccontare della sua vita di artista, non volevo sembrare invadente, cosi mi accontentavo di ascoltare qualunque cosa avesse voglia di condividere. Fosse pure il dirmi che non aveva gradito il pranzo o che desiderasse un caffè.

In fondo era un nonno, nel film, nella vita, con un bagaglio di esperienza, di uomo e di artista, che stavi lì ad ascoltare e pendevi dalle sue labbra. Come fosse stato un mio nonno, che ormai non avevo più da tempo, me lo coccolavo, viziavo, con piccole attenzioni. Il caffè, l’acqua fresca, le gocce di collirio per i suoi occhi chiari o la crema per il viso. Persona umana, disponibile, sapeva a chi e come concedersi. Accettava il rispetto reverenziale dei giovani, ma non tollerava quella smanceria affettata, melensa, da chiunque venisse. Più chiedevano, con morbosa e avida curiosità, di aneddoti dei suoi film e delle sue collaborazioni con Totò o altri artisti, più  lui diventava evasivo.

Una volta, parlando come sempre, del più e del meno e chiamandolo MAESTRO mi disse ” ma perchè mi chiami MAESTRO? Chiamami Carlo”. Quello è stato uno dei suoi più grandi regali, avermi permesso di avere la sua confidenza, la sua fiducia.

Non mi sono mai permessa però di rivolgermi a lui, con questo tono confidenziale, in presenza di altre persone. Davanti agli altri gli si doveva portare rispetto, in tutte le sue forme e varianti. Non poteva e non doveva essere altrimenti. Non perchè me lo avesse chiesto ma perchè non si poteva fare diversamente, rivolgendosi ad una leggenda del cinema e del teatro italiano.

E quando qualche volta, aveva bisogno di qualcosa e non ricordava il mio nome, urlava solo TRUCCOOOOOOOOO e io arrivavo.

Ieri mattina (sabato) lui è venuto a mancare e io stamattina gli ho reso omaggio, andando alla camera ardente. Non potevo esimermi per rispetto all’uomo e all’artista, per l’affetto nei confronti della moglie. Sulla strada del ritorno ho sentito il bisogno di scrivere di lui nel mio ” i racconti del lunedi”. Così sono venuta allo studio e ho scritto di getto quello che usciva dal cuore.

Domani mattina inizio il corso di visagista truccatore, si ritorna alla vita quotidiana e tutto tornerà come sempre, perchè     the show must go on.

CIAO CARLO!